Superati i 2,8 milioni: record storico di stranieri residenti in Corea del Sud
Per la prima volta nella storia, il numero di cittadini stranieri residenti in Corea del Sud ha superato i 2,8 milioni a ottobre 2025, spinto dall’aumento delle permanenze di lungo periodo per lavoro, studio e impiego stagionale. Lo rivelano i dati ufficiali del Ministero della Giustizia pubblicati sabato.
Al 31 ottobre risultavano registrati nel Paese 2.837.525 stranieri, con un incremento del 3,6% rispetto al mese precedente.Prima della pandemia il picco era stato di 2,524 milioni nel 2019; il numero era poi crollato a 1,956 milioni nel 2021 a causa del Covid-19. La ripresa è stata costante: 2,507 milioni nel 2023, 2,65 milioni nel 2024 e ora il nuovo record di 2,837 milioni.Per tipologia di soggiorno, i residenti di lungo periodo sono circa 2,16 milioni (+6,3% rispetto a un anno fa), mentre quelli di breve periodo sono saliti del 2,7% a 676.000.Tra le categorie di visto spiccano le crescite più significative:
i lavoratori stagionali con visto E-8 sono aumentati del 58,7% su base annua, raggiungendo le 65.000 unità;
gli studenti con visto D-2 sono cresciuti del 22,1%, attestandosi a 222.000;
i titolari di visto E-9 per impieghi non professionali sono aumentati del 2,4%, arrivando a 335.000.
Per nazionalità, i cittadini cinesi restano il gruppo più numeroso con 975.000 persone (34,4% del totale), seguiti da vietnamiti (12,5%), statunitensi (6,9%) e thailandesi (6%).
La comunità italiana, seppur modesta rispetto ai giganti asiatici, è dinamica e radicata. Circa il 60% degli italiani in Corea del Sud detiene visti di lavoro qualificati (E-7), spesso legati al settore manifatturiero, del design e della moda, grazie alle esportazioni italiane di macchinari e beni di lusso verso la Corea. Un altro 20% circa sono studenti universitari con visto D-2, attratti da programmi di scambio con atenei come l’Università di Yonsei o la Korea University, dove i corsi di ingegneria e management sono tra i più ambiti.
Il resto comprende coniugi di cittadini coreani (visto F-6) e investitori con permessi di residenza permanente (F-5). A Seoul, epicentro della diaspora italiana, vivono oltre 3.000 connazionali, supportati da una rete consolidata: l’Ambasciata italiana, la Camera di Commercio Italo-Coreana (ITCCK) con i suoi 160 membri – che coprono ambiti dal food & wine al settore automobilistico e ICT – e associazioni culturali come l’InterNations, che organizza eventi mensili per favorire l’integrazione. Non manca il supporto religioso, con la cappella dei Frati Minori Conventuali a Hannam-dong, che da decenni accoglie messe in italiano.
Questa presenza rafforza i legami bilaterali, celebrati nel 2024 con la mostra fotografica al Museo Nazionale della Storia Contemporanea Coreana per il 140° anniversario delle relazioni diplomatiche e l’esposizione “Every Island is a Mountain” alla Biennale di Venezia, dedicata al padiglione sudcoreano.
Dal punto di vista economico, il commercio italo-coreano ha raggiunto i 5,87 miliardi di dollari nel 2022 (dati ICE), con l’Italia che esporta abbigliamento, parti auto e prodotti chimici, mentre la Corea invia dispositivi wireless e navi. Gli italiani contribuiscono così a un dialogo culturale che va oltre i numeri: dal boom dei ristoranti italiani a Seoul – con oltre 200 locali che servono autentica pasta e pizza – alla passione condivisa per il design e la gastronomia, che sta rendendo la Corea una destinazione sempre più attraente per i nostri connazionali.
In un contesto di record migratorio, la comunità italiana esemplifica come l’immigrazione qualificata possa arricchire entrambi i Paesi, promuovendo scambi che vanno dal business alla cultura, in un’ottica di crescita sostenibile.


