I Corea del Sud cresce rapidamente il numero di scuole con un’alta presenza di studenti con background migratorio, ma gli interventi per migliorare l’ambiente educativo non sembrano tenere lo stesso passo.
Secondo i dati presentati dal Ministero dell’Istruzione all’ufficio della deputata Jin Sun-mee (Partito Democratico di Corea), il numero di scuole con una forte concentrazione di questi studenti è aumentato di 2,6 volte in cinque anni: da 47 nel 2020 a 123 nel 2025.
Una scuola viene classificata come ad “alta concentrazione” quando conta più di 100 studenti con background migratorio e questi rappresentano almeno il 30% dell’intera popolazione scolastica.
Dove si concentra il fenomeno
La provincia di Gyeonggi registra il numero più alto di scuole con forte presenza di studenti con background migratorio (52). Seguono:
Seoul (18)
Chungcheongnam-do / South Chungcheong (10)
Daegu (8)
Incheon (7)
Daejeon, Ulsan e Jeollabuk-do / North Jeolla contano invece una sola scuola ciascuna con questi livelli di concentrazione.
Una crescita nonostante il calo demografico
L’aumento avviene in un contesto noto ai lettori di Corea Nostra: la Corea sta affrontando una forte diminuzione della popolazione in età scolare. Eppure, lo scorso anno gli studenti con background migratorio hanno superato quota 200.000, circa il 4% del totale nazionale.
Classi di lingua sotto pressione
Questa crescita sta mettendo sotto stress i programmi di supporto nelle scuole e, in particolare, sta portando al sovraffollamento delle classi di lingua coreana.
A livello nazionale, il numero medio di studenti per classe di coreano è salito da 13,8 nel 2020 a 21,5 nel 2024.
Questi corsi servono ad accompagnare gli studenti con background migratorio nell’inserimento scolastico, attraverso un periodo di istruzione linguistica intensiva prima del passaggio alle classi ordinarie. Il Ministero dell’Istruzione raccomanda gruppi di circa 10 studenti.
ello alla politica educativa
La deputata Jin ha sottolineato la necessità di migliorare le condizioni educative per studenti provenienti da contesti diversi.
“Dobbiamo garantire che gli studenti con background migratorio possano accedere all’istruzione di cui hanno bisogno, indipendentemente da dove vivono”, ha dichiarato.
“Le autorità educative dovrebbero adottare misure concrete per ridurre la concentrazione in alcune scuole e l’affollamento in classe, aumentando al tempo stesso il numero di insegnanti e di personale di supporto.”
Un fenomeno in espansione
Il trend riflette cambiamenti demografici più ampi nella società coreana, dove l’immigrazione sta gradualmente ridisegnando il volto delle comunità locali e delle istituzioni educative.
Perché la lingua coreana è centrale (anche a scuola)
La lingua è spesso la prima barriera, ma anche il primo ponte. Il coreano è una lingua con una struttura molto diversa dall’italiano: l’ordine delle parole tende a seguire lo schema Soggetto–Oggetto–Verbo, l’uso di particelle (come 은/는, 이/가, 을/를) aiuta a capire la funzione di ciascun termine nella frase, e il registro cambia in base al contesto sociale, con livelli di formalità che gli studenti imparano a gestire gradualmente.
Per chi arriva in Corea da un altro Paese, imparare il coreano significa soprattutto:
orientarsi nella vita quotidiana e nelle relazioni con compagni e insegnanti
seguire le lezioni nelle materie “normali” (non solo comunicare)
ridurre l’isolamento e prevenire l’abbandono scolastico
Da qui l’importanza delle classi di lingua: se sono sovraffollate, il rischio è che diventino un passaggio burocratico più che un reale accompagnamento.
Hangul, Re Sejong e l’idea di una scrittura “per tutti”
Quando si parla di alfabetizzazione in Corea è quasi inevitabile citare Re Sejong il Grande (세종대왕). Nel XV secolo, durante la dinastia Joseon, Sejong promosse la creazione dell’alfabeto Hangul (한글), annunciato nel 1443 e diffuso con la pubblicazione del Hunminjeongeum nel 1446.
L’obiettivo era rivoluzionario per l’epoca: rendere la lettura e la scrittura accessibili anche a chi non poteva studiare i caratteri cinesi (hanja), allora usati dalle élite. In altre parole, una scrittura pensata come strumento di inclusione.
Oggi questo aspetto risuona in modo particolare nel dibattito sulle classi di coreano per studenti con background migratorio: la lingua, in Corea, non è solo un requisito scolastico, ma parte di una storia culturale che lega alfabetizzazione e partecipazione sociale.
Il coreano si studia sempre di più anche all’estero
Il fenomeno non riguarda solo le scuole coreane. Negli ultimi anni il coreano è entrato stabilmente tra le lingue asiatiche più richieste in molte università e istituti linguistici fuori dalla Corea. Crescono:
i corsi universitari e i programmi di scambio
le certificazioni e gli esami di competenza (come il TOPIK)
le community di autoapprendimento e i corsi online
Per molti studenti, la motivazione iniziale è culturale, ma spesso si trasforma in un interesse più ampio: studio, lavoro, ricerca, turismo, o una permanenza più lunga in Corea.
Il legame con l’Hallyu: dal pop alla lingua
È qui che entra in gioco l’Hallyu (한류), l’“onda coreana” che ha portato K-pop, drama, cinema, webtoon e beauty coreano nell’immaginario globale. La curiosità verso la Corea passa sempre più spesso attraverso contenuti pop che, a differenza del passato, arrivano in tempo reale e creano abitudini: ascolto, binge-watching, fan community, eventi.
E quando l’esposizione è costante, la lingua smette di essere “solo” un ostacolo: diventa una chiave per capire testi, battute, sfumature, riferimenti culturali. Per una parte del pubblico internazionale, l’apprendimento del coreano è il passo successivo naturale.
Oltre i numeri: cosa può fare davvero la scuola
Guardando ai dati sulle classi sovraffollate, la questione non è solo quante ore di coreano offrire, ma come farlo funzionare. Le misure che in genere fanno la differenza includono:
classi più piccole e livelli più omogenei
più docenti formati per l’insegnamento del coreano come seconda lingua
mediatori culturali e personale di supporto
materiali didattici pensati per studenti plurilingui, non “semplificati” in modo generico
In sintesi, la Corea si trova davanti a una sfida nuova per la sua scuola: trasformare la crescita della diversità linguistica in un percorso di integrazione reale. E, in un Paese dove l’Hangul è nato come progetto di accessibilità, il tema ha anche un valore simbolico che va oltre l’emergenza del momento.
Dal “Talk To Me In Korean” alle app: come si impara coreano oggi
Se una volta lo studio del coreano passava quasi solo da università e istituti specializzati, oggi la spinta arriva anche dal digitale. Progetti come Talk To Me In Korean (TTMIK) hanno reso l’apprendimento più accessibile, con lezioni brevi, percorsi a livelli e contenuti pensati per chi studia da autodidatta.
Accanto a TTMIK, si è consolidato un ecosistema di strumenti e pratiche che molti lettori di Corea Nostra riconosceranno:
app di studio e micro-lezioni quotidiane, utili per costruire abitudine
video e canali didattici che spiegano grammatica e pronuncia con esempi reali
podcast e contenuti “slow Korean” per allenare l’ascolto
scambi linguistici online (tandem) e community internazionali
sub e trascrizioni di drama, varietà e canzoni, che trasformano l’Hallyu in materiale di studio
Il risultato è un apprendimento più flessibile, ma anche più “sociale”: la lingua si impara dentro una rete di persone che condividono risorse, si correggono a vicenda e trovano motivazione nella cultura che stanno esplorando.
Un invito: impariamolo insieme, nello spazio di Corea Nostra
Proprio perché la lingua è un ponte, l’idea non è studiare “in solitaria” ma creare un contesto in cui praticarla davvero. Per questo immaginiamo uno spazio firmato Corea Nostra in cui imparare il coreano insieme: incontri regolari, piccoli gruppi, materiali curati e momenti di conversazione guidata.
Un luogo (fisico o online) dove l’Hangul non è solo una pagina di esercizi, ma un modo per entrare con più profondità nella Corea di oggi: quella della scuola multiculturale, della storia, e anche dell’Hallyu che ci ha portati fin qui.


