La Corea del Sud include le sigarette elettroniche nella legge sul tabacco e vieta le vendite online
Una revisione della Legge sul Commercio del Tabacco (Tobacco Business Act) è entrata in vigore venerdì, ampliando la definizione legale di tabacco oltre i prodotti tradizionali a base di foglie, includendo anche la nicotina naturale e sintetica e portando per la prima volta le sigarette elettroniche a liquido sotto la supervisione governativa.
Secondo le previsioni, la legge farà più che raddoppiare il prezzo sia dei prodotti fabbricati localmente sia di quelli importati, che saranno soggetti all’imposta sui consumi e ad altri prelievi. Tuttavia, per limitare gli shock sul mercato, per i prossimi due anni si applicherà una riduzione del 50% delle imposte.
Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’insieme di tasse e prelievi su questi prodotti è fissato a 1.823 won (1,23 dollari) per millilitro. Ciò significa che una bottiglia standard da 30 millilitri comporterebbe circa 27.000 won di imposte al tasso ridotto, quasi il doppio del tipico prezzo al dettaglio, che va da 15.000 a 20.000 won.
In base alla legge rivista, l’uso delle e-cigarette è vietato in strutture come scuole, ospedali e uffici governativi, nonché nelle zone all’aperto designate come aree non fumatori. Le vendite online sono proibite e il confezionamento deve riportare avvertenze sanitarie, inclusi il contenuto di nicotina e la dichiarazione degli ingredienti. È vietata la vendita ai minori, così come le attività promozionali rivolte a loro.
I rivenditori devono ottenere dalle autorità locali una designazione come “rivenditore di tabacco” e i prodotti devono essere sottoposti a test sulle sostanze nocive ogni due anni. Sulle confezioni e nelle pubblicità non potranno comparire testi, immagini o illustrazioni che indichino la presenza di sostanze aromatizzanti. Inoltre, dovrà essere applicata un’etichetta stampata che indichi se le procedure fiscali sono state completate, consentendo ai consumatori di distinguere le nuove scorte da quelle precedenti.
Il governo intende estendere la propria capacità regolatoria anche ai prodotti da inalazione legati alla nicotina che attualmente non rientrano nella Tobacco Business Act, anche attraverso valutazioni di pericolosità e una revisione delle misure di sicurezza.
La revisione della legge arriva in un contesto di crescente spinta globale verso un inasprimento delle regolamentazioni sul tabacco. Questo mese il Parlamento britannico ha approvato un disegno di legge che vieta permanentemente l’acquisto di tabacco a chiunque sia nato nel 2009 o dopo; le Maldive hanno introdotto una misura simile lo scorso anno, vietando la vendita a chi è nato nel 2007 o dopo.
Approfondimento: cosa cambia in Corea del Sud e cosa succede in Italia
1) La svolta coreana: “tabacco” = nicotina (anche sintetica)
La novità principale della revisione coreana è concettuale prima ancora che fiscale: lo Stato estende la definizione di tabacco a prodotti che non derivano necessariamente dalla foglia, includendo la nicotina naturale e sintetica. In questo modo, i liquidi da inalazione e le e-cig rientrano pienamente nel perimetro di una legge pensata per il tabacco, con effetti immediati su:
fiscalità (accise e prelievi per millilitro);
canali di vendita (stop all’online);
luoghi di consumo (divieti in spazi pubblici e aree “non fumatori”);
packaging e comunicazione (warning, ingredienti, limiti a immagini e riferimenti agli aromi);
controlli (test periodici sulle sostanze nocive, requisiti per i rivenditori).
In sintesi: non è solo una “regolazione dello svapo”, ma l’assimilazione dello svapo al tabacco come settore economico e sanitario.
2) Italia: regolazione già dentro il quadro UE (TPD) + controllo fiscale/monopolio
In Italia la cornice regolatoria di base per le e-cig con nicotina è legata al recepimento della direttiva europea sui prodotti del tabacco (TPD, Direttiva 2014/40/UE), che ha fissato alcuni paletti tecnici comuni nell’UE. In pratica, il mercato italiano (come quello europeo) è stato impostato da anni su alcuni capisaldi:
limite di nicotina nei liquidi: 20 mg/ml;
formati: flaconi di ricarica con nicotina fino a 10 ml; serbatoi/cartucce fino a 2 ml;
obblighi informativi e avvertenze sul packaging.
Accanto alla dimensione “sanitaria/di prodotto”, l’Italia ha aggiunto una forte componente fiscale e amministrativa: i liquidi da inalazione (con e senza nicotina) sono soggetti a imposta di consumo e a una filiera vigilata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM).
3) Vendita online: convergenza con la Corea, ma con una distinzione importante
Il caso coreano vieta l’online per questi prodotti. In Italia, dal 1° gennaio 2025, è entrato in vigore un divieto che colpisce la vendita online dei prodotti contenenti nicotina (restano in genere acquistabili a distanza i prodotti senza nicotina, secondo condizioni e canali autorizzati). Questo punto è cruciale per capire la differenza di approccio:
Corea del Sud: divieto online come parte di un pacchetto di “tabacco = nicotina” e di inasprimento complessivo.
Italia: restrizione dell’online mirata soprattutto alla nicotina, con un impianto che continua a distinguere tra nicotina e non-nicotina (pur mantenendo, anche su quest’ultima, tracciabilità e vincoli).
4) Prezzi e tasse: due logiche diverse
Nel testo coreano l’elemento più visibile è la tassazione per millilitro (1.823 won/ml come livello complessivo indicato) e l’effetto di “raddoppio” del prezzo finale, attenuato da una riduzione temporanea del 50% per due anni.
In Italia la tassazione esiste già da tempo e tende ad agire come un “costo fisso” che incide sui prezzi, con aggiornamenti periodici delle aliquote. La differenza narrativa è che in Corea si parla di entrata in un regime fiscale nuovo (shock di mercato + mitigazione), mentre in Italia si è in un regime di fiscalità strutturale con ritocchi e ricalibri.
5) Implicazioni per salute pubblica e mercato
Il confronto tra Corea e Italia mette in luce tre tensioni che probabilmente torneranno al centro del dibattito anche in Europa:
Riduzione del danno vs. assimilazione al tabacco: trattare i prodotti da inalazione come tabacco può aumentare controlli e disincentivi, ma rischia di comprimere la narrativa (e le politiche) della riduzione del danno.
Regole sugli aromi e marketing: la Corea punta su un irrigidimento esplicito della comunicazione (niente riferimenti agli aromi su packaging/adv). In Europa il tema è aperto e in evoluzione (tra divieti nazionali, proposte e pressioni di salute pubblica).
Canali e accesso dei minori: la stretta sull’online, se applicata in modo efficace, mira a ridurre l’accesso facile per i più giovani; ma l’efficacia dipende dai controlli e dalla capacità di contrastare canali paralleli.
In breve
Corea del Sud: cambio di definizione (tabacco = nicotina anche sintetica) + pacchetto regolatorio “totale” + tassazione per ml con impatto immediato sui prezzi.
Italia: quadro UE già consolidato (limiti tecnici e warning) + forte impronta fiscale/monopolistica; dal 2025 stretta sull’online per prodotti con nicotina.


