Kim Bom-suk, il padrone intoccabile di Coupang: 33,7 milioni di dati violati e zero inchini
Nonostante la fuga di dati che ha colpito 33,7 milioni di clienti coreani (quasi il 65% della popolazione), il fondatore di Coupang Kim Bom-suk (Bom Kim) resta invisibile. Nessuna apparizione, nessuna scusa pubblica.
A parlare è solo il CEO coreano Park Dae-jun, mentre Kim, dall’America, controlla tutto: con appena il 9% delle azioni (ma quasi tutte di Classe B con 29 voti ciascuna) detiene il 74,3% del potere di voto.
Può decidere tutto, rispondere di niente. La struttura a doppia classe azionaria lo protegge: il titolo crolla, lui no. Intanto fioccano denunce per condizioni di lavoro disumane (oltre 20 morti dal 2020), modifiche truffaldine ai contratti dei precari e petizioni online da decine di migliaia di persone.
L’Assemblea Nazionale lo convoca da anni: lui non si presenta mai, “perché vive all’estero”. Coupang risponde ingrossando il team di lobbyisti.
Risultato: un gigante da miliardi che cresce a ritmi folli, ma con una governance che sembra progettata apposta per lasciare il fondatore intoccabile.
Oltre alla fuga di dati, Coupang è sotto accusa per le condizioni disumane dei lavoratori dei turni notturni: dal 2020 si contano oltre 20 morti sul lavoro. Inoltre, è finita nel mirino di un’indagine speciale dopo che la controllata Coupang Fulfillment Services è stata sorpresa a modificare i regolamenti interni per non pagare il TFR ai giornalieri con più di un anno di servizio cumulativo.


