Insegnare Italiano in Corea
Una guida pratica per insegnare Italiano in Corea del sud
Quando arrivai nel 2006 a Seoul ero ancora uno studente di lingue all’Università di Palermo e durante la mia permanenza continuai a studiare per gli esami e la tesi di laurea. Nel frattempo affascinato da questo mondo nuovo decisi di rimanere più a lungo in Corea e per far ciò trovai lavoro, un lavoro che era perfetto per i miei studi linguistici: insegnare Italiano.
All’inizio di questa avventura i miei studenti erano per lo più cantanti e chefs. Mi ricordo che rimasi sorpreso dalla gentilezza e dall’aspetto pratico di queste adesioni. I miei studenti gentilmente pagavano un mese in anticipo, dandomi in una busta chiusa il denaro con estrema accortezza.
Considerato quanto era difficile guadagnare in Sicilia, dove per fare un paragone simpatico, dovevi strappare i soldi di mano a chi doveva pagarti… ritenni di poter continuare a vivere li mentre continuavo il mio percorso universitario in remoto.
Erano anni diversi, c’era meno competizione e quindi anche le scuole di lingua cercavano stranieri per insegnare anche senza credenziali. Il mio caso era diverso ero uno studente di lingue e mi stavo per laureare.
Il problema principale in quel periodo era dover rinnovare il visto di turista ogni tre mesi viaggiando in Giappone. Era una spesa in più e soprattutto uno stress gratuito.
Tornato in Italia per laurearmi, vista l’esperienza sul campo con l’insegnamento in varie scuole di moda, design e di lingua, decisi di studiare per il DITALS (Diploma di Italiano Lingua Seconda) e lo consegui.
In seguito queste credenziali furono molto utili approcciando le scuole di lingua, infatti fui assunto quasi immediatamente.
Lavorai alla JDMI, FDMI che erano ai tempi collegati alle scuole di design e di moda in Italia come lo IED, ed in scuole di lingua come Alta Italia fino all’Università Sogang per quasi un anno.
Difficoltà e limiti del mercato
A differenza dell’insegnamento della lingua inglese, l’Italiano era pagato e credo sia ancora sottopagato con tariffe nettamente più basse, nonostante più di nicchia.
La situazione è sicuramente peggiorata anche per le lezioni private: anni fa era possibile richiedere almeno 30,000 won all’ora fino a 50,000 won per i clienti professionisti ma a seguito del flusso maggiore di italiani, tanti studenti alle prime armi, il prezzo si è abbassato maggiormente.
Le lezioni private prima si svolgevano per lo più in caffetterie, ora si utilizza maggiormente zoom e ci sono nuove app che aiutano a trovare clienti come 숨고 (Soomgo)
Questa app come per tutte le altre guadagnano una commissione sulle transazioni.
Opportunità
Parlando con amici che ancora oggi insegnano italiano percepisco una difficoltà, quasi una sofferenza nei confronti di questo lavoro.
Molti di loro sono vicini alle istituzioni, l’Istituto di cultura italiano e seguono un ritmo più classico… e non trovano entusiasmo nel modo in cui il mercato risponde.
A mio avviso, l’opportunità dell’insegnamento dell’Italiano in Corea è legata alla tecnologia e ai social media. C’è tanto interesse ma c’è poca offerta in questo senso.
Per tanto il mio consiglio è di proporre non solo insegnamento classico ma un prodotto che sposi i ritmi moderni dei coreani, che si specializzi alle industrie di interesse come il mondo del vino, cibo… e ciò di cui l’Italia è madre.
Inoltre consiglio a chiunque voglia provare questa strada in Corea, ad essere ambiziosi e a valorizzare il proprio lavoro senza svenderlo perchè l’Italia ha una grande percezione in Corea come del resto in tante parti del mondo.




