Il fantasma oltre il fiume
Vent'anni in Corea senza mai vedere il Nord. Poi, una moneta da 500 won.
Molti amici italiani sanno bene cosa è la Corea del Nord. Ma non sanno cosa è per noi che viviamo al Sud.
Diciamo che è quasi come se non esistesse, soprattutto nei periodi senza tensioni. Era stato molto diverso nel 2010, quando il Nord affondò la corvetta Cheonan uccidendo 46 marinai, e pochi mesi dopo bombardò l’isola di Yeonpyeong. Pensavo fosse la fine, che la guerra avrebbe ripreso il suo corso terribile. Invece, per fortuna, non accadde nulla.
Ma allora, cosa è il Nord? Il Nord sono opinioni. Gli stranieri invece sono curiosi, e sono gli amici stranieri che ci chiedono di mostrarglielo.
Alcune settimane fa ho portato degli amici al confine, a Imjingak, vicino Paju. Abbiamo persino preso la funivia, ma sono rimasti delusi: il famoso Nord non si vedeva. Da lì è nata una riflessione: il Nord non appare come una skyline oltre il confine, perché è un paese arretrato e la zona di frontiera è tutta campagna — anche se poco oltre ci sono città antiche come Kaesong, che fu capitale del regno di Goryeo.
Quella lamentela però mi era rimasta addosso. Così mi sono messo a cercare, e ho scoperto un nuovo percorso — un’isola a ovest, dove il fiume incontra il mare. Non dirò esattamente dove: certe cose vanno viste come le abbiamo viste noi, senza sapere prima.
Per arrivarci siamo passati due volte da un posto di blocco militare. Documenti consegnati, targhe annotate, soldati giovanissimi. Eravamo ancora nel Sud, nel nostro paese — eppure già dentro qualcosa. È lì che ho capito che ci stavamo avvicinando davvero.
Poi, all’improvviso, la Corea del Nord davanti a me. Come un quadro.
Ho inserito 500 won nel binocolo del secondo piano dell’osservatorio, e i miei occhi sono arrivati tra quelle valli. Ho scorto casette che da lontano sembravano grandi scritte di propaganda — invece erano solo tetti chiari. Ho visto la spiaggia, e una rete molto meno fitta che qui al Sud. Cercavo di usare quei due minuti nel migliore dei modi: muovevo lentamente da sinistra a destra, in linea retta, per capire, per sbirciare un luogo nuovo. Poi ho visto una persona muoversi, e lì ho sentito cosa è la Corea del Nord.
È un paese vero, in carne ed ossa, vicinissimo a noi. Come un fantasma: sta lì, ma è vero. Ha le sue strade, le sue casette, gli alberi e le montagne. Ci separa un corso d’acqua che si potrebbe attraversare a nuoto. E infatti qualcuno, negli anni, l’ha attraversato davvero.
E mi sono chiesto cosa vedano loro, la sera, guardando verso di noi.
I miei amici erano esterrefatti quanto me. Mandavano foto in Italia per mostrare dove si trovavano, e non credeva loro nessuno. Quasi non ci credevo io: vent’anni in Corea e non avevo mai visto il Nord come si guarda l’orizzonte. Era stato fino a oggi una presenza invisibile, o mediatica, nei telegiornali. Oggi l’ho visto con i miei occhi.
E non vedo l’ora di tornare a osservare questo mondo irraggiungibile anche se così vicino, così simile a noi.
Il luogo che abbiamo scoperto non è famoso nemmeno tra i coreani, che credo preferiscano non approfondire, tenere lontano. Ma se potessero guardare l’altra sponda e scorgere la vita di quei luoghi — come potrebbero dimenticarlo?



