Dubai chocolate in Corea: da video virale a “oro verde” del pistacchio
Quando un dolce “da algoritmo” diventa mania nazionale e fa impennare la domanda di pistacchio
Se vi sembra di vedere pistacchio ovunque — nelle vetrine dei café, nei convenience store, persino nei menu degli hotel — non è un’allucinazione collettiva. In Corea del Sud, il Dubai chocolate (e soprattutto la sua “seconda vita” coreana) è passato da curiosità da social a categoria di dessert, con un effetto a catena che ha toccato ingredienti, importazioni e prezzi.
Prima di tutto: cos’è (e perché si chiama “Dubai”)
Il Dubai chocolate nasce come tavoletta super indulgente: crema di pistacchio, una nota di tahini e fili croccanti di knafeh/kataifi (una sfoglia “a capelli d’angelo” tipica dei dolci mediorientali), il tutto avvolto nel cioccolato. È diventato famoso a livello globale grazie alla viralità online, e in Corea ha trovato un terreno perfetto: cultura del newness, ossessione per le texture (croccante + cremoso) e un ecosistema di dessert sempre pronto a “remixare” ciò che funziona.
Come è nato il trend in Corea: l’algoritmo incontra la pasticceria
Secondo ricostruzioni della stampa coreana e internazionale, il primo picco di interesse arriva quando il Dubai chocolate inizia a circolare sui social tra fine 2023 e 2024, e poi il trend riparte con forza con una seconda generazione di prodotti e reinterpretazioni locali.[1]
A fare da acceleratore ci pensano due fattori tipicamente coreani:
Idol e celebrity effect: quando un prodotto entra nelle Stories “giuste”, la coda fuori dal negozio è dietro l’angolo.[1]
Velocità retail: convenience store e catene sono abilissime nel trasformare un’idea in prodotto “da scaffale” in tempi record.[2]
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Idol moment: quando una Story cambia il mercato
Il caso più citato è quello di Jang Wonyoung (IVE): secondo la stampa coreana, una sua condivisione legata ai Dubai chewy cookies ha dato ulteriore benzina al fenomeno, spingendo fan e curiosi a cercarli nei café e nei punti vendita.[1]
Il colpo di scena: il “Dubai chewy cookie” (두쫀쿠)
Nel 2025 e soprattutto tra fine 2025 e inizio 2026, la Corea non si limita a copiare: reinventa. Nasce il Dubai chewy cookie, chiamato spesso dujjonku (두쫀쿠): una specie di “cookie” che in realtà è più vicino, per consistenza, a un dolce gommoso tipo tteok.
La formula è irresistibile e fotogenica:
ripieno di crema di pistacchio
knafeh/kataifi (o sostituti) per la parte croccante
un “guscio” a base di marshmallow e cacao, che dà quell’effetto elastico perfetto per i video
Il risultato? Vendite a raffica e un trend che, in pochi mesi, passa dai café ai menu di hotel di lusso.[3][4]
Pistacchio: da ingrediente “premium” a questione di filiera
Ed eccoci al punto che interessa anche chi non ha alcuna intenzione di mangiare un dolce da 600 kcal.
Il trend ha spinto una domanda enorme di:
pistacchi e creme al pistacchio
kataifi/knafeh (con difficoltà di approvvigionamento)
marshmallow, cacao, ingredienti “da assemblaggio”
Con l’aumento della domanda, i prezzi hanno iniziato a correre. Un articolo del Korea Herald riporta che il prezzo d’importazione del pistacchio sarebbe salito dell’84% in un anno, da circa 15 milioni di won per tonnellata (gennaio 2025) a circa 28 milioni (gennaio 2026).[5]
Altri osservatori del settore notano che l’effetto non è solo “pistacchio finito”, ma un mix di dinamiche: corsa agli acquisti, limiti per cliente in alcuni punti vendita, e domanda improvvisa per prodotti trasformati.[6]
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Il “vero” protagonista è l’oro verde
Nel racconto coreano, Dubai chocolate è diventato quasi sinonimo di pistacchio: più il ripieno è verde e abbondante, più l’effetto “wow” è garantito.
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Come si è evoluto: da tavoletta a “categoria”
Quello che colpisce, guardando il caso Corea, è che non si parla più di un singolo prodotto.
Oggi “Dubai” è diventato un formato:
barrette e snack “Dubai style” nei convenience store
cookie e dessert da bakery
versioni fine dining che sostituiscono il kataifi con ingredienti più reperibili ma dalla texture simile (per esempio, scaglie croccanti tipo feuilletine), segno che il trend è entrato anche nei circuiti più “lenti” del mercato.[3]
E come spesso succede in Corea, quando un’idea funziona davvero, si sposta lungo tutta la filiera:
social (video, ASMR, “crack test”)
café (edizioni limitate, code)
convenience store (democratizzazione)
hotel e ristoranti (legittimazione)
In sintesi (per i lettori di Corea Nostra)
Il Dubai chocolate in Corea è una piccola lezione su come nasce un trend oggi:
parte da un’idea virale e molto visiva
cresce grazie alla velocità del retail coreano
si stabilizza diventando un linguaggio (texture, formato, ripieno verde)
e, nel frattempo, fa sentire l’impatto su ingredienti reali e importazioni
Perché sì: alla fine, dietro ogni dessert “da algoritmo” c’è sempre una cosa molto concreta. Una nave, un container… e parecchio pistacchio.




