Corone d’oro, jang UNESCO e brindisi con Xi: così la Corea del Sud ha conquistato l’APEC 2025
Indice
Gyeongju e non Seul: la scelta strategica di un «museo vivente» come palcoscenico diplomatico
I regali che hanno fatto notizia
La cena di gala che vale più di mille accordi
Il colpo da maestro: la Dichiarazione di Gyeongju
Per la prima volta nella storia APEC, le industrie culturali e creative diventano pilastro ufficiale della cooperazione regionale


Il vertice dei leader economici dell’APEC svoltosi a Gyeongju, nella provincia del Nord Gyeongsang, ha trasformato l’antica capitale del regno di Silla (57 a.C. – 935 d.C.) in un palcoscenico diplomatico di portata mondiale.Nel corso dell’ultima settimana, le 21 economie membro dell’APEC si sono riunite non soltanto per affrontare le questioni economiche più urgenti, ma anche per vivere in prima persona la straordinaria fusione coreana tra patrimonio antico e soft power contemporaneo, oggi riconosciuto come uno degli asset più potenti della diplomazia internazionale.Il vero punto di forza del summit è stata la scelta della location.
Organizzare l’evento non nella moderna Seul, ma nella città definita «un museo a cielo aperto», ha permesso alla Corea del Sud di mettere in scena la profondità e l’attualità della propria eredità culturale.I siti storici di Gyeongju non sono stati semplici quinte sceniche: sono diventati un vero e proprio linguaggio, capace di trasmettere ai leader dell’APEC il messaggio diplomatico centrale della Corea – armonia e tradizione.Per dimostrare come il Paese sappia fondere passato e futuro, luoghi come il complesso delle tombe reali di Daereungwon sono stati teatro di spettacolari installazioni di media art che hanno unito senza soluzione di continuità l’eredità millenaria di Silla alla tecnologia digitale. I corrispondenti stranieri hanno sottolineato questa perfetta sintesi tra estetica Silla e creatività digitale contemporanea: la Corea si è presentata come una nazione in cui la tradizione è il carburante dell’innovazione.Dai tour culturali accuratamente organizzati per coniugi e familiari dei leader fino ai luoghi delle sessioni plenarie, ogni dettaglio ha testimoniato l’elevato standard organizzativo e la competenza della Corea del Sud.
Regali ispirati al patrimonioLa Corea ha sfruttato gli eventi APEC per esibire l’intero spettro della propria cultura, offrendo doni che collegavano in modo naturale l’antica eredità di Silla al fascino della cultura contemporanea.
Al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il presidente Lee Jae-myung ha consegnato una riproduzione fedele di una corona d’oro dell’epoca Silla, simbolo dell’identità storica coreana, durante la cerimonia di benvenuto al Museo Nazionale di Gyeongju (foto: Joint Press Corps).
Al presidente cinese Xi Jinping è stato donato un tavolo da go in legno di torreya accompagnato da un vassoio in najeonchilgi (lacca tradizionale con intarsi di madreperla), richiamo alle tradizioni condivise dell’Asia orientale e al valore degli scambi Corea-Cina (foto: Joint Press Corps).
A tutti i partecipanti è stato offerto il flauto tradizionale manpasikjeok, antico strumento di corte che simboleggia l’auspicio di pace e armonia.
Questa diplomazia dei doni ha dimostrato un approccio completo, capace di unire l’eredità storica di Gyeongju all’appeal moderno e accessibile della K-cultura.
La cena di gala: il cibo come linguaggio universale.
La cena ufficiale di venerdì è stata il banco di prova decisivo della soft diplomacy. Il menu ha messo deliberatamente in evidenza i prodotti del territorio di Gyeongju: hanwoo “millesimato”, erbe locali nel bibimbap e, soprattutto, le celebri salse fermentate jang – ganjang, doenjang e persino un dessert al caramello di doenjang – inserite con eleganza dopo il recente riconoscimento UNESCO (2024) della tradizione coreana delle salse come patrimonio immateriale dell’umanità.Il brindisi ufficiale è stato fatto con il makgeolli Horangi Saeng Yuja (al cedro), selezionato al primo posto in un concorso indetto a settembre dal Ministero dell’Agricoltura per scegliere la bevanda rappresentativa dell’evento. L’immagine di Lee Jae-myung e Xi Jinping che alzano insieme il bicchiere di makgeolli artigianale è già entrata nella storia del vertice (foto: Yonhap).L’eredità diplomatica del summitIl vero lascito del vertice di Gyeongju sta nei risultati diplomaci.
La Dichiarazione di Gyeongju ha compiuto un passo storico: per la prima volta nella storia dell’APEC, le industrie culturali e creative sono state inserite ufficialmente tra i pilastri della cooperazione regionale.Una vittoria netta per la Corea del Sud, che ha ottenuto il riconoscimento formale del valore economico dei propri asset culturali – dal K-pop ai K-drama, dal K-food alla K-beauty – come motori di crescita legittimi per l’intera regione Asia-Pacico.
Gyeongju ha dimostrato che la forza di una nazione non si misura soltanto nel prodotto interno lordo, ma nella ricchezza del suo passato e nell’appeal universale della sua cultura contemporanea. Il summit non ha solo discusso di commercio: ha scambiato cultura. E rimarrà nella memoria come il momento in cui la diplomazia globale ha alzato l’asticella.

